LA VELOCITA’ NELLA E DELLA COMUNICAZIONE

Qualche capello bianco fa e con qualche kilo in più, che giovava al mio apparato osteo-muscolare, quando ho iniziato a lavorare in azienda si usava ancora la macchina da scrivere e per battere più copie in contemporanea, la carta carbone tra un foglio e l’altro.


Si usava il telefax, ed il mezzo più veloce di quei tempi era il telex; oppure l’utilizzo del telefono di rete fissa, e pure con parsimonia, poiché fare telefonate internazionali o intercontinentali era costoso assai. Detto così, pare che abbia cent’anni, diciamo che il mezzo secolo l’ho pur passato.
Questi mezzi di comunicazione, come le lettere scritte, che ricevevo dall’Argentina da mi sorella, lasciavano il tempo di assimilare ed elaborarne il contenuto. L’elaborazione non è solo una comprensione di un pensiero, nella mente, coinvolge altresì la gestione dell’apparato emotivo, e non solo. Soprattutto, lasciavano il tempo adeguato a rispondere in maniera consona ed appropriata.
Quando ho lasciato il mondo corporate, c’erano i personal computer, da tavolo oppure portatili, le e-mail, il sistema di messaggistica istantaneo e, ancora il telefono ed in più i telefoni mobile.
Ora, capitava che, oltre a ricevere un’e-mail, alla quale l’interlocutore si aspettava una risposta immediata, appariva la messaggistica istantanea con la domanda dello stesso emittente “ma, hai ricevuto la mia e-mail?”; e se anche a questo messaggio non si dava un riscontro istantaneo (infatti instant messaging), seguiva la telefonata con “ma, non hai visto il mio messaggio? (instant di qualsiasi provider fosse). Durante i meeting aziendali, comparivano notifiche a susseguirsi e se non si era sufficientemente bravi a catturare l’attenzione dell’audience, quest’ultima leggeva e-mail per rispondere “al volo”, per poi proseguire con le chat; e non era mica solo una. Concluso il meeting gli stessi presenti, ma non partecipanti, chiedevano informazioni sul contenuto, non avendolo seguito attivamente.
Avete mai quantificato i costi della “non qualità”?

Ora, per quanto impegno l’essere umano metta in tutto questo, non è equipaggiato per sostenere questi ritmi, né nel breve e tanto meno nel lungo periodo. Ne consegue un accumulo continuo di agitazione e stress, che neanche il riposo notturno può più equilibrare.
Già stanco la mattina, soprattutto distratto dalle continue interruzioni, stralunato, spento, offuscato dall’apparato emotivo ingolfato, l’essere umano disfunziona come in una rete di dati, nella quale vengono eseguiti download ed upload continui fino a fare andare in crash il sistema; contento dell’evolutissima tecnologia, complice della quale crede di potere essere in molti posti nello stesso momento per funzionare al meglio e a discapito della propria innata Natura.
Quella Natura, quella Natura che quando decide di fare sentire la propria voce è in grado di stravolgere la vita di un essere umano per farlo scendere dalla velocità del mondo, cosiddetto occidentale. E quando questa naturale Natura decide di fare sentire questa voce, non chiede il permesso e procede senza esitazione.
Scrivo sempre di equilibrio, dei due mondi che si intersecano in questa mondana avventura e viaggio verso l’evoluzione.
Speriamo.
L’equilibrio della naturalezza. Anche nella e della comunicazione. Nel desiderio di raggiungere l’interlocutore e poterlo accogliere rispettosamente.

contenuto coperto da copyright – ©Marina Baldo Marinatto – 2024

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