Dal Diaro di Amorma – dal fato alla libertà

Cibo.

Cibo è nutrirsi, è soddisfazione, è rapporto con la natura, è convivialità. Per me, però, cibo è anche un amico-nemico.

Fin dalla nascita, sono stata nutrita con cibo artificiale, molto in voga negli anni ’70. L’emancipazione femminile e il business del latte in polvere hanno privato molti bambini di quell’epoca della gioia dell’allattamento al seno e del legame “cibo-mamma”. Da quel momento, qualcosa è cambiato.

Amorma non voleva mangiare. Magrissima fino al limite del denutrimento, ha vissuto i primi sei anni rifiutando il cibo. La nonna Laura, disperata, mi rincorreva per casa con un piatto in mano, ripetendo: “Mangia, che ti fai grande”

il primo condizionamento. “Mangia, che ti fai grande”!

Ripercorrendo la memoria e la storia degli anni, il cibo ha sempre dominato nell’esprimere emozioni e situazioni, in un’alternanza continua tra amore e odio. Quando mi sentivo sola, il frigorifero mi teneva spesso compagnia. La cucina è sempre stata il mio rifugio per scaricare tensioni, e manipolare il cibo un dono innato che mi ha permesso di colmare la ricerca di compagnia, organizzando cene e feste. Era un modo per attirare attenzione e interesse nel mondo sociale, ma sempre per colmare il vuoto. Studiare la composizione delle materie prime, i valori nutrizionali e i giusti abbinamenti mi dava padronanza ed egocentrismo sociale. Amavo ciò che preparavo ma odiavo le conseguenze del “mangiare per gola”. Una lotta impari che mi ha fatto oscillare da un peso di 44 kg fino a 115 kg, per poi ritornare a 60 kg, in un devastante up and down.

Consapevole che questo tormento interiore crea instabilità, ho discusso il tema con la mia personal interior coach. Le ho chiesto se il distacco dal karma depotenziante potesse aiutarmi a porre fine a questa lotta impari. Con lei sto affrontando le cause reali: cosa mi impedisce di amarmi, cosa mi spinge a cercare di riempire il vuoto con il cibo, cosa è mancato nella mia storia che devo “colmare”?

Colmare sempre col cibo.

E così, stiamo lavorando passo dopo passo, ripercorrendo insieme gli step dei miei primi 60 anni.

Oggi molto sta cambiando. Finalmente inizio a sentire la sazietà, non solo fisica. Mi fermo e ascolto la fame per capirne l’origine. Valorizzo il nutrimento con attenzione e dedico il giusto tempo, senza considerarlo una punizione.

Cado ancora alle “tentazioni della gola”. Non sono un eroe e continuerò a cadere, ma anche questo ha valore e non è un fallimento. Chi cade da cavallo sa che deve risalirci subito.

E io, per prima, sto imparando a cadere senza farmi male. Raggiungerò l’obiettivo di un peso forma sano. Ci vogliono pazienza e costanza, ma questa è un’altra storia e un nuovo capitolo.

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